Fino agli inizi del Novecento, l’area che oggi ospita il Parco dei Platani ed i vicini edifici, era un’unica proprietà. Provenendo da Milano vi si accedeva attraverso l’Arco, anticamente chiuso da un dipinto, dal quale partiva un lungo viale alberato.
All’epoca dall’Arco si poteva ammirare l’ingresso principale di Villa Piola Daverio, situata in via San Carlo. Il dialetto castellanzese definiva “pispitìa”, ossia “prospettiva”, la spettacolare unione di natura e arte scenografica che caratterizzava il Parco. Edifici costruiti successivamente non permettono oggi di cogliere questo aspetto.

Alla metà del XVIII secolo, il Catasto Teresiano, ci testimonia inoltre che quest’area era destinata ad “aratorio vitato con moroni”. Si trattava quindi di un paesaggio prettamente agricolo destinato alla coltivazione di vite e gelso con presenza di case e rustici. In seguito l’area divenne proprietà del visconte Leonardo Cerini di Castegnate, che trasformò la campagna circostante costruendo lo “chalet” e le scuderie.

Il parco prende il nome dai sei platani piantati nella metà del Settecento dai nobili proprietari Piola Daverio. Di questi è purtroppo arrivata fino a noi solo la coppia ai lati dell’Arco. Un episodio testimonia comunque l’amore e il rispetto che i Castellanzesi hanno sempre portato verso i loro “piantuni”. Si racconta che, ad inizio anni Cinquanta, i nuovi proprietari volessero abbattere i due platani che si affacciavano su via Gerenzano.  Ma i Castellanzesi scesero armati di zappe e forche a difenderli. Quando fu deciso di interrompere il lavoro ormai iniziato era però troppo tardi e i due platani dovettero essere abbattuti per salvaguardare l’incolumità pubblica.

L’area è ricca di testimonianze archeologiche che indicano insediamenti ben distribuiti lungo i terrazzi della valle Olona. La più antica presenza umana nel territorio di Castellanza risale all’Eneolitico (circa 2.500 a.C.). Si di frammenti di vaso campaniforme (riconducibili alla cosiddetta cultura di Remedello), ritrovati in località Paradiso nelle immediate vicinanze del Parco. Proprio in località Due Piantoni si segnalano invece resti di piatti, coppette e ollette decorate ad unghiate. Sono datati tra la fine del I secolo a.C. e l’inizio del successivo, per la compresenza di materiali di tradizione celtica e di prodotti romani.

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